
Finanziamenti certi e un calendario dei bandi al servizio della programmazione: sono le novità introdotte nella ricerca con il Piano triennale previsto dalla legge di Bilancio 2026. Il decreto, firmato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, prevede lo stanziamento di 1,2 miliardi di euro dal 2026 al 2028. E’ “una svolta rispetto al passato, quando il sistema si è trovato troppo spesso a fare i conti con incertezza nei tempi dei bandi e nell’erogazione delle risorse”, rileva Bernini. Soddisfatti anche gli enti pubblici di ricerca e le università, che accolgono con favore la possibilità di poter programmare il lavoro contando su risorse certe.
“Assicuriamo stabilità finanziaria, programmazione chiara, continuità negli strumenti di finanziamento, intervenendo con decisione per tagliare la burocrazia”, ha detto ancora Bernini. Il Piano triennale permette infatti di conoscere anno per anno gli strumenti di finanziamento previsti dal ministero, con la pubblicazione degli avvisi prevista entro il 30 aprile di ogni anno e con risultati resi pubblici entro il 30 settembre.
A supporto del Piano è stato istituito presso il Mur il nuovo Fondo per la Programmazione della Ricerca (Fpr), nel quale sono confluiti i cinque strumenti di finanziamento destinati alla ricerca di base e applicata. Sono il Fondo per gli Investimenti nella Ricerca Scientifica e Tecnologica (First), il Fondo integrativo speciale per la ricerca (Fisr), il Fondo Italiano per la Scienza (Fis), il Fondo Italiano per le Scienze Applicate (Fisa) e il Fondo per la ricerca in campo economico e sociale (Fres). A questi si aggiungono i Progetti di Ricerca di Rilevante Interesse Nazionale (Prin) e la partecipazione a partenariati di ricerca europei.
Il finanziamento di 1,2 miliardi per il triennio 2026-2028 comprende 259 milioni nel 2026, 257,6 nel 2027 e 285,7 nel 2028. Per il triennio successivo sono previsti oltre 2 miliardi (665,9 nel 2029 e nel 2030 e 687,8 nel 2031). A queste risorse si aggiungono quelle destinate ai Prin, con 150 milioni l’anno. Per il 2026, però, lo stanziamento è di oltre 270 milioni. Di conseguenza, le risorse sono di oltre 409 milioni nel 2026, oltre 407 milioni nel 2027 e circa 435 milioni nel 2028. I fondi saranno assegnati attraverso procedure competitive e processi di valutazione fondati sul merito scientifico e su standard internazionali di peer review.
Zoccoli, Piano triennale passaggio cruciale e atteso
Positivo il giudizio sul Piano di programmazione triennale della ricerca da parte di Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e della Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca. “La firma da parte del ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini del decreto che introduce un nuovo modello di programmazione triennale per il finanziamento della ricerca rappresenta un passaggio cruciale e atteso per il sistema della ricerca pubblica italiana”, commenta Zoccoli in una nota.
“Università ed enti di Ricerca potranno ora contare su bandi pianificati secondo un calendario definito e certo, su linee di finanziamento differenziate per rispondere alle diverse esigenze progettuali, e su una dotazione economica stabile e progressivamente crescente, con una chiara previsione degli stanziamenti fino al 2031”, osserva ancora.
Per Zoccoli “il provvedimento introduce inoltre nuovi strumenti, i Prin Hybrid e i Synergy Grant, pensati per rafforzare e promuovere la capacità di innovazione e la multidisciplinarità, caratteristiche oggi sempre più determinanti per una ricerca di alto impatto, specialmente in settori strategici come quelli del calcolo e delle tecnologie quantistiche”. La stabilità garantita dall’insieme delle misure previste, conclude, “consente finalmente alla ricerca pubblica di operare con visione, pianificando investimenti e attività: questo consentirà di accrescere la qualità e la competitività del nostro sistema nazionale della ricerca nel contesto europeo e globale”.
Ingv, il Piano triennale è un segno di impegno per la ricerca
Benvenuto al Piano triennale della ricerca dal presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), Fabio Florindo, che nel provvedimento avviato vede “un segnale chiaro del rinnovato impegno del Paese nei confronti di un settore strategico per lo sviluppo e la competitività dell’Italia”.
Florindo osserva in una nota che “dopo anni in cui la ricerca ha sofferto di discontinuità e frammentazione, l’introduzione di una programmazione triennale certa e di un fondo unico contribuisce a garantire maggiore stabilità, trasparenza e visione di lungo periodo”. Positiva, prosegue, “la scelta di riunificare in un unico strumento le principali linee di finanziamento ministeriali che rafforza l’efficacia degli interventi, sostenendo in modo strutturato sia la ricerca di base sia quella applicata, oltre alla gestione e al consolidamento delle grandi infrastrutture di ricerca nazionali”.
L’Ingv, conclude la nota, “accoglie con favore questa riforma e ribadisce il valore strategico delle Scienze della Terra per il nostro Paese: un ambito che, attraverso l’eccellenza scientifica, il trasferimento tecnologico e le ricadute sul sistema produttivo, contribuisce in modo concreto alla sicurezza, al benessere dei cittadini e alla competitività internazionale dell’Italia”.
Cnr, al centro del Piano triennale la valorizzazione della ricerca
Il Piano triennale per la ricerca valorizza e dà stabilità a questo settore strategico per il Paese: così il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Andrea Lenzi, commenta il decreto firmato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. La direzione in cui va il provvedimento è quella della “valorizzazione della ricerca e del suo personale che, con questo Piano, trova rinnovata rilevanza”, ha osservato.
“Consentire a tutti gli enti di programmare secondo un calendario certo dei bandi e di contare su un fondo unico e strutturale con risorse definite in anticipo è la giusta leva da attivare, in grado di dare un forte impulso e una prospettiva stabile a un settore chiave per il Paese, di cui il Cnr rappresenta la massima espressione per dimensione e multidisciplinarietà”, aggiunge Lenzi.
“I Prin già dal 2026 potranno contare su oltre 270 milioni di euro, quasi il doppio della precedente soglia minima, e – prosegue – diventeranno annuali e strutturali. Accanto agli strumenti di finanziamento già consolidati, l’introduzione dei Prin Hybrid potrà rafforzare ulteriormente il sistema Cnr, che fonda sulla multidisciplinarietà il proprio tratto distintivo, orientando la ricerca verso una sempre maggiore integrazione dei saperi”. Positivo infine il commento del presidente del Cnr sull’introduzione dei Synergy Grant, “in grado di accrescere la competitività del Paese e il potenziale traslazionale dei progetti. In particolare nell’ambito del Piano Mattei, il Cnr potrà ampliare la propria piattaforma di innovazione e ricerca tecnologica nello spazio euromediterraneo e nella cooperazione con il continente africano”.
Inaf, il Piano triennale dà respiro alla ricerca
Il Piano triennale dà respiro alla ricerca ed è il linea con gli obiettivi dell’astronomia: così il presidente dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), Roberto Ragazzoni, commenta il provvedimento firmato dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.
“Il respiro triennale del Piano del Mur si sposa perfettamente con le attuali esigenze di sviluppo della scienza astronomica, che si articola in progetti almeno pluriennali, come per le missioni spaziali”, osserva il presidente dell’Inaf. “Lo studio dell’universo richiede approcci innovativi e una capacità di visione e inventiva che sempre più spesso sconfinano nell’immaginazione, nella fantasia, nell’estro creativo. Le scienze umanistiche ci stimolano ulteriormente a formulare soluzioni fuori dagli schemi con cui la scienza moderna indaga i segreti del cosmo. Inaf – conclude Ragazzoni – non è nuovo a soluzioni non convenzionali che talvolta sono in grado di delineare nuovi punti di riferimento nel settore”.
Crui, Piano triennale passo importante per la ricerca italiana
“Il Piano triennale della ricerca rappresenta un passo importante per il sistema universitario e scientifico italiano. Per la prima volta, i progetti in corso possono contare su certezze finanziarie e continuità nelle risorse, con bandi programmati e strumenti chiari”: così la presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), Laura Ramaciotti.
“Il Fondo per la Programmazione della Ricerca mette a disposizione oltre 1,2 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, garantendo stabilità e prospettiva per le università. La dotazione dei Prin supera i 270 milioni già nel 2026, quasi il doppio della soglia minima prevista, mentre Prin Hybrid e Synergy Grant introducono strumenti innovativi per la multidisciplinarità e la collaborazione con il sistema produttivo. Questa impostazione – rileva Ramaciotti – rafforza il capitale umano, sostiene l’innovazione e valorizza il merito scientifico. Grazie a questo provvedimento voluto dal Ministro Bernini, la ricerca italiana acquisisce continuità, programmazione chiara e una visione solida per il futuro”.
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