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15.06.2026 In Tecnologia

La tecnologia come tramonto della mente

Cassandra Crossing/ Il destino della mente umana, che social e LLM tracciano, pare proprio quello di un’atrofia delle nostre funzioni mentali.

cassandra tecnologia mente

Un articolo illuminante è il miglior modo per iniziare la giornata, e trovarne uno nella mailbox succede per fortuna anche alle profetesse, che tutto prevedono ma poco sanno. Quello che una persona decide di fare dovrebbe essere commisurato alle sue capacità; trovarsi magari ai limiti della propria comfort zone, ma non tentare necessariamente di battere i propri record precedenti. Inoltre dovrebbe tener conto anche di quali capacità la sorte genetica e la storia personale ti hanno donato, e quali la tua fisiologia ti ha per ora lasciato. Sulla questione delle capacità mentali si inserisce l’ottimo articolo dal titolo Cosa perdiamo quando l’AI legge, scrive e compone al posto nostro, molto ben scritto, probabilmente perché l’autore non proviene dal settore delle tecnologia ma da quello della creatività. La posizione comune tra l’autore e Cassandra è che non si tratta di rinunciare alla tecnologia, agli LLM o ai sistemi di generazione di immagini e video.

«L’obiettivo è usare per ogni problema gli strumenti necessari in modo consapevole, sfruttando i punti di forza della scrittura manuale dove è più utile, leggendo anche buoni libri cartacei, sudando pomeriggi interi su una chitarra, un violino o un pianoforte. Si tratta di non lasciar andare per sempre attitudini sviluppate nei secoli che caratterizzano quella speciale creatura chiamata essere umano». Ma forse è meglio che Cassandra esponga la questione in altro modo, buttandola sul vissuto personale.

La mente non si forma da sola, ha bisogno di allenamento quando è ancora plastica. Una buona scuola e buoni insegnanti si prendono cura proprio di questo, e lo utilizzano estesamente. O almeno, in un mondo perfetto dovrebbero farlo. Fare le aste con pennino, inchiostro e calamaio, come ha dovuto fare Cassandra in prima elementare, è un esercizio dello stesso tipo di quello dei calligrafi giapponesi e cinesi, anche se di complessità infinitamente minore. Lo shodo (shodō 書道, “via della scrittura”) è l’arte calligrafica giapponese; non un semplice esercizio di bella grafia ma un’espressione artistica e spirituale. I bambini lo studiano a scuola sin da piccoli. In questa cultura la calligrafia non è semplicemente qualcosa di estetico, ma una disciplina a cui applicarsi con impegno e dedizione costante, un vero e proprio percorso in cui lo spirito si eleva tramite l’affinamento di una tecnica.

L’arte calligrafica cinese si chiama invece shūfǎ (书法S, l’arte della scrittura). È filosoficamente ancora più complessa, ma qui purtroppo non possiamo approfondire ulteriormente. Un esempio squisitamente occidentale dell’importanza della calligrafia è stata invece l’esperienza che l’osannatissimo Steve Jobs ha riversato nella sua carriera e in particolare nel Macintosh, grazie alla sua frequentazione del corso di calligrafia al Reed College, dove il frate trappista Robert Palladino lo introdusse ai misteri della calligrafia e della costruzione dei font per stampa.

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Ma torniamo alla nostra storia. La piccola Cassandra dovette quini superare i riti del riempire interi quaderni – rigorosamente senza orecchie” e macchie di inchiostro – di pagine di aste tracciate intingendo il pennino nel calamaio; sì, proprio il calamaio, posto in mezzo al banco a due posti, che la signorina Ivona passava a riempire tutte le mattine, versando l’inchiostro dal beccuccio di una teiera. Questa non era crudeltà esercitata su menti indifese, ma un’indispensabile indispensabile ginnastica di precisione e fine. Poi la nostra profetessina preferita dovette scrivere pagine su pagine di lettere in corsivo, poi di lettere maiuscole, senza concedere nessuno spazio a quelle in stampatello. Nel caso di Cassandra il risultato non fu certo perfetto, la calligrafia di Cassandra è tremenda, ma il lavorio sulla mente è comunque riuscito a ottenere il suo scopo formativo.

Una serie di queste liturgie obbligate hanno accompagnato Cassandra e i suoi coetanei in tutti i cinque anni delle elementari, e per lei la più utile è stata certamente lo studio della grammatica, in particolare dei verbi, della sintassi e dell’analisi del periodo. Ecco, questa arte apparentemente banale si è incisa così profondamente nella mente della Nostra da attraversare praticamente inalterata un settantennio, e da causare ancor oggi una quasi fisiologica sensazione di fastidio a pelle quando il politico o il giornalista di turno si cimentano in un discorso per loro troppo lungo (più di 10 parole) e sparano un indicativo al posto di un congiuntivo. E come quasi sempre accade, praticamente tutte le nozioni scolastiche apprese si sono perse; se Cassandra dovesse enunciare le regole grammaticali o i tempi verbali non ne ricorderebbe quasi nessuno, ma l’italiano appreso in quegli anni e il suo uso fluente sono ormai incisi nel profondo, e le regole funzionano senza bisogno di ricordarle. Sia quindi lode eterna alla signorina Pia, maestra della piccola Cassandra alle elementari.

Altre capacità apprese negli stessi anni, deve essere detto, si sono ridotte al minimo o sono scomparse, sostituite sono da vaghi ricordi, come l’estrazione a mano di una radice cubica. Alcune sono rimaste vestigiali, ridotte ai minimi termini. Ma su questo terreno si è potuta sviluppare una capacità di apprendere, che ha solo vivacchiato alle medie e ahimè anche al liceo, per svilupparsi poi al massimo durante gli studi universitari e i primi anni di carriera lavorativa. I riti dello scrivere e del far di conto a mano sono probabilmente più formativi della maggior parte delle attività didattiche; senza pretesa di insegnare il mestiere agli addetti ai lavori, quello che Cassandra ha visto fare nella scuola elementare di oggi non lo reputa altrettanto efficace.

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Apprendere intensamente una tecnica, grammatica, ingegneria o calligrafia, fornisce poteri che non solo non si perdono mai, ma si trasportano anche in campi completamente diversi. Se Steve Jobs non avesse completato il suo corso di composizione tipografica, la rivoluzione del desktop publishing avrebbe forse dovuto aspettare qualcun altro, e magari altri anni o decenni. Riassumendo, anche se il pericolo di avere Macintosh con i caratteri a fosfori verdi è stato per fortuna scongiurato, dobbiamo oggi occuparci dello stesso problema, solo molto ma molto più importante, perché non si limita ai giovani e ai loro primi anni di studio, ma coinvolge qualunque persona di qualunque età.

Utilizzare sistemi di intelligenza artificiale, in particolare quelli generativi, espone a certezze oggettive di commettere errori, ma di contro permette di realizzare il sogno bagnato che accomuna il bimbo con le dita macchiate di inchiostro al professionista di grande cultura e capacità, cioè quello di risparmiare fatica innanzitutto, e poi anche tempo. Cassandra ha già tuonato a riguardo contro i professionisti che indulgono a tali pratiche, come traditori dei loro clienti. Qui invece sarà molto più soft, perché si rivolge a coloro che non sanno quello che fanno. O meglio, lo sanno perfettamente, ma lo considerano distrattamente, come si fa con tante cose della vita, cioè come qualcosa che a noi non può capitare. A Cassandra dispiace deludervi ma questo, e solo questo, è il regalo che oggi vi omaggia.

Se i social vi riducono a esseri condizionati, facendovi vivere di thread eterni e pilotandovi con notizie selezionate, questo è niente rispetto al danno che l’abuso di LLM e di altre protesi intellettuali può fare a voi e a chi adesso si sta formando. Non sono utili protesi tecnologiche, ma veri e propri diserbanti per la mente. Mentre a Zuk e soci non importa niente se, dopo essere rimasti molto a lungo all’interno della bolla dei suoi social, per il resto del tempo continuate a comportarvi in maniera intelligente (per quello che vi può ancora riuscire dopo essere stati nei social), con “Scam” Altman e soci accade il contrario. Per loro infatti è importante che diventiate stupidi, in modo da restare dipendenti dai loro LLM per tutta la vita. La loro fortuna – e la nostra sfortuna – è che questa dipendenza non deve essere progettata e inserita nel loro prodotti, ma è direttamente un effetto collaterale del loro utilizzo.

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Addirittura c’è stato chi ha trovato un neologismo inglese, brain rot, che ben descrive la degenerazione cognitiva dovuta all’utilizzo fuori tempo e fuori misura di quelle che potremmo chiamare stampelle cognitive. Ma non è difficile da capire. Proprio come diceva la Settimana Enigmistica, la mente ha bisogno di allenamento. Altrimenti si adagia nell’inazione e, proprio come i muscoli, si riduce e perde le sua capacità. Cassandra non osa nemmeno pensare agli effetti che potrebbe avere un utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa durante il ciclo della scuola primaria; eppure i cellulari sono arrivati fin lì, e quindi anche le relative possibilità di accesso agli account gratuiti di ChatGPT.

Chi farà più i compiti? E chi cercherà di convincere i piccoli potenziali Eloi che è indispensabile imparare con fatica la tecnica, ventre a terra, prima di cominciare a volare con le scorciatoie tecnologiche?

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