
E’ caduta in mare, senza fare danni, la sonda della Nasa Van Hallen A di circa 600 chili: l’impatto è avvenuto alle 11:37 di mercoledì 11 marzo nell’Oceano Pacifico orientale. A darne comunicazione è stata la Nasa attraverso un comunicato stampa che ha spiegato che l’impatto in mare è stato in linea con le previsioni.
“Il Comando Spaziale USA – ha detto la Nasa nella nota – ha confermato che la sonda Van Allen A è rientrata in atmosfera alle 6:37 EDT [le 11:37 ora italiana] di mercoledì, sopra la regione orientale dell’Oceano Pacifico, a circa 2 gradi di latitudine sud e 255,3 gradi di longitudine est“.
Data e ora del rientro sono state in linea con le previsioni che erano stata pubblicate lunedì 9 maggio in cui si affermava che la sonda sarebbe caduta lungo la fascia dell’equatore alle 00:45 dell’11 marzo con un’incertezza stimata di più o meno 24 ore. “Ci si attendeva che la maggior parte della sonda si incendiasse durante il viaggio attraverso l’atmosfera e che alcuni componenti sarebbero potuti sopravvivere al rientro”, ha aggiunto il comunicato. Le previsioni indicavano inoltre 1 probabilità su 4.200, pari allo 0,02%, che la sonda potesse causare danni, cadendo su edifici o zone abitate. Era dunque alta la possibilità che qualsiasi eventuale detrito sarebbe caduto in mare aperto, come è effettivamente avvenuto.
La sonda che era stata lanciata nel 2012 insieme alla sua gemella Van Hallen B si trovava in un’orbita fortemente ellittica, che la portava a una distanza massima di 30.415 chilometri dalla Terra e a una distanza minima di 618 chilometri, ideata per analizzare al meglio le fasce di particelle cariche che circondano il nostro pianeta, dette appunto di Van Hallen. Conclusa l’attività scientifica nel 2019, entrambe le sonde avrebbero dovuto rimanere in orbita terrestre fino al 2034, tuttavia, l’attività solare particolarmente intensa ha causato un aumento della resistenza all’attrito sui satelliti in orbita. Effetti che hanno ridotto anche la permanenza della sonda Van Allen B, ma in modo meno drastico rispetto alla sua gemella, e secondo le stime si prevede che la sonda B rientri non prima del 2030.
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