
I composti organici trovati su Marte non possono essere stati tutti prodotti da processi non biologici: lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Astrobiology e guidata da Alexander Pavlov, del Centro di ricerca Goddard della Nasa. Secondo lo studio, condotto su alcuni campioni del suolo marziano analizzati dal rover Curiosity, al lavoro su Marte dal 2012, il quantitativo di molecole rilevato è troppo altro per essere spiegato soltanto da meccanismi geologici.
Da anni Marte viene studiato da rover dotati di mini-laboratori capaci di prelevare e analizzare campioni del suolo e i dati hanno aiutato a comprendere come miliardi di anni fa il pianeta avesse dei mari e condizioni favorevoli allo sviluppo di forme di vita e come la situazione cambiò rapidamente, tanto che miliardi di anni di aridità e l’esposizione alle radiazioni solari hanno eliminato dalla superficie qualsiasi traccia di quelle eventuali forme di vita.
Tuttavia, nel 2025 il rover Curiosity potrebbe aver trovato una traccia importante: campioni di roccia con la presenza di molecole organiche, come decano, undecano e dodecano. Molecole che sulla Terra sono generalmente prodotte da esseri viventi, ma la cui formazione è possibile anche attraverso processi geologici.
Il nuovo studio ha analizzato in profondità questi meccanismi concludendo che seppur fortemente danneggiate dalle radiazioni solari, quelle molecole organiche trovate da Curiosity si trovano in una concentrazione troppo elevata per essersi formate attraverso processi geologici. Non si tratta ovviamente di una prova dell’esistenza passata di forme di vita: prima di poter trarre conclusioni, sottolineano gli autori, sarà necessario comprendere meglio la velocità con la quale le molecole organiche si depongono in rocce simili a quelle di Marte e in quelle condizioni ambientali.
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